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giovedì 12 maggio 2016

ANTEPRIMA!!! Recensione "I fiori non crescevano ad Auschwitz" di Eoin Dempsey!!!

Ehilà!!!
avete fatto merenda piccolini???
Si?
Bene allora oggi vi regaliamo una recensione che vi lascerà con l'amaro in bocca per via dei temi trattati...
La parola alla nostra Miha...


Titolo: I fiori non crescevano ad Auschwitz
Autore: Eoin Dempsey
Editore: New Compton
Genere: Storico
Formato: Cartaceo
Prezzo: 9,90 €
Formato: Ebook
Prezzo: 4,99 €
Pagine: 288
Data di uscita: 28 Aprile 2016

Trama

Niente può dividere Christopher e Rebecca: non i genitori violenti di lei e neanche il fidanzato che lei stessa ha portato a casa dopo essere fuggita in Inghilterra.
Poi scoppia la seconda guerra mondiale e i nazisti invadono l’isola di Jersey: Rebecca viene deportata in Europa verso l’orribile destino prospettato dalla “soluzione finale” di Hitler. 
Christopher però non si rassegna e decide di arruolarsi nelle SS, in un tentativo disperato di salvare la donna che ama. Viene assegnato ad Auschwitz-Birkenau come capo della sezione che si occupa del denaro, dei gioielli e degli altri oggetti preziosi appartenuti alle vittime delle camere a gas.
Nella ricerca di Rebecca, Christopher deve stare attento a mantenere la sua copertura e, soprattutto, deve sforzarsi di non crollare davanti a tanto orrore. Inaspettatamente il ruolo di potere che gli è stato assegnato si trasforma in un’opportunità per fare del bene. Sarà abbastanza forte da abbracciare un compito che potrebbe cambiare la sua vita e quella di molte altre persone?

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RECENSIONE

Accattivante. Coinvolgente. Tragico. Drammatico. Malinconico. Pieno di significati.
 Il romanzo “I fiori non crescevano ad Auschwitz” è un libro che lascia un segno indelebile nel cuore dei lettori.
Ho avuto bisogno di un giorno per metabolizzare le intere vicende narrate nel libro perché quando viene trattato un tema doloroso come lo sterminio di massa degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, c’è bisogno di fermarsi e riflettere.
 Non è facile capire il perché di tanti orrori, non è facile assistere allo sterminio, non è facile scrivere sulla morte nelle camere a gas, non è facile parlare dell’uccisione dei bambini, della separazione forzata, delle ingiustizie subite e soprattutto non è facile parlare della morte.
Il romanzo narra in maniera a volte delicata, a volte intensa, l’amore di Christopher, nativo tedesco che abita nell’isola di Jersey per Rebecca, giovane ebrea , anche lei abitante dell’isola.
Tra i due nasce un forte sentimento d’amore e di complicità .
L’infanzia di  Rebecca è fatta di dolore e sofferenza. 
Lei non ha una madre con cui parlare del proprio disagio.
 Entrambi i genitori hanno il vizio di bere perciò la giovane ragazza cresce in un ambiente ostile e senza regole.
Christopher d’ altro canto cresce insieme al padre e alla sorella (la mamma è morta quando i bambini erano piccoli); la sua infanzia viene trascorsa in serenità e in armonia.
Molte volte per scappare alle botte dei genitori, Rebecca trova rifugio nella famiglia di Christopher.
Rebecca scappa di casa e va a Londra. 
La sua lontananza porta Christopher alla disperazione. Ma ben presto, Rebecca rientra a casa, decisa a sposare il più ricco rampollo dell’isola. Ma l’incontro con Christopher la travolge. Christopher e Rebecca decidono di vivere la loro storia d’amore alla luce del sole.
Di lì a poco, l’isola di Jersey cade nelle mani dei tedeschi e cominciano i giorni bui dell’occupazione. Rebecca in quanto ebrea viene caricata su un vagone insieme al padre e mandata nei lager tedeschi.
Da questo momento in poi, il racconto diventa drammatico e sorprende minuziosamente le tappe della guerra e gli orrori del regime nazista.
Christopher si arruola nelle ss con lo scopo di trovare Rebecca e suo malgrado assiste impotente allo sterminio degli ebrei.
Le vicende all’interno dei lager tedeschi sono narrate con molta lucidità e realismo, dando ad ogni singola immagine la potenza e l’intensità del fatto realmente accaduto.
Lo sterminio, la mancanza d’umanità, i membri delle ss che non cedono di fronte alle lacrime dei neonati, le camere a gas dove gli ebrei sono ammucchiati come bestiame, sono tutti degli elementi che danno forza all’intero piano narrativo dell’opera.
Christopher prova a modo suo a salvare quante più persone è in grado di salvare. Ma non è facile trovarsi di fronte alla morte e alla disperazione.
Negli occhi dei prigionieri, nei loro corpi scheletrici non c’è più vita. E l’orrore e la disperazione regnano sovrani in quel campo di sterminio.
Non voglio svelare il finale del romanzo, la scoperta la lascio a voi.
Il romanzo viene narrato in terza persona; il punto di vista dell’eroe principale ci guida durante lo svolgimento delle vicende.
La lettura risulta scorrevole; il lessico arricchito dall’uso delle figure stilistiche rispecchia le emozioni e il vissuto degli eroi principali.
Questo romanzo è un inno alla vita, all’amore. Il titolo del romanzo è metaforico e suggestivo e racchiude il significato dell’intero libro.
“Com’era possibile che ci fossero milleduecento persone in quel convoglio così piccolo, pensato per il trasporto del bestiame? Quando il treno si fermò, i portelloni furono aperti e subito le grida delle ss aumentarono d’intensità, sovrastando ogni altro suono tranne i latrati dei cani. I prigionieri ebrei corsero verso il carro bestiame aperto e aiutarono le persone a scendere dal treno. Donne e uomini sbigottiti uscirono dal vagone guardandosi intorno prima di affrettarsi da una parte o dall’altra. I loro volti erano segnati e sottili, le bocche serrate. Le ss gli si scagliarono subito contro. Bambini e anziani furono ammassati sulla ghiaia della stazione. Un vecchio fu portato fuori in spalla. Molte donne stringevano bambini tra le braccia. Le persone venivano spintonate e separate appena scendevano dai carri, uomini in fila da una parte, donne e bambini dall’altra.”
Questo passaggio mette in primo piano la mancanza di umanità nei confronti dei prigionieri ebrei. E’ un frammento pieno di carica emotiva.
Complimenti all’autore!

(Recensione a cura di Mihaela)


VALUTAZIONE


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